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Pema Chodron

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PEMA CHODRON

CONSIGLI AD UN
GUERRIERO COMPASSIONEVOLE

L'eccellenza di bodhicitta


Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.
Antoine De Saint-Exupery.

Quando avevo sei anni, ricevetti l'insegnamento fondamentale di Bodhicitta da un'anziana signora seduta al sole. Un giorno mentre camminavo nei pressi della sua casa, mi sentivo sola, non amata e furibonda, e prendevo a calci qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. Ridendo, lei mi disse: "Ragazzina, non permettere alla vita di indurirti il cuore".
Proprio in quell'istante, ricevetti quell'essenziale istruzione: possiamo permettere alle circostanze della vita di indurirci tanto da diventare colmi di risentimento e di paura o possiamo lasciare che ci ammorbidiscano e ci rendano più gentili e più aperti a quello che ci fa paura. Abbiamo sempre quella scelta.
Se avessimo chiesto al Buddha " Che cos'è la Bodhicitta?", probabilmente ci avrebbe risposto che questa parola è più facile da comprendere che da spiegare. Forse ci avrebbe incoraggiato a ricercarne il significato nella nostra vita. Magari ci avrebbe tenuto sulla corda aggiungendo che solo Bodhicitta cura, trasforma il cuore più duro e la mente più piena di pregiudizi e di paura.


Chitta significa "mente "e anche " cuore" o "atteggiamento", Bodhi significa "risvegliato" o "completamente aperto". Talvolta il cuore e la mente completamente aperti sono chiamati il luogo tenero e vulnerabile quanto una ferita aperta.
Bodhicitta è, in parte, equiparato alla nostra capacità di amare. Anche la persona più crudele conserva questo luogo tenero, anche l'animale più feroce ama i suoi piccoli. Come lo espresse Trungpa Rinpoche: " tutti amano qualcosa, anche solo le tortillas".

Bodhicitta è anche, in parte, equiparata alla compassione, la nostra capacità di sentire il dolore che condividiamo con gli altri. Senza rendercene conto, ci proteggiamo continuamente da questo dolore, perché ci fa paura. Ci circondiamo di mura protettive, fatte di opinioni, pregiudizi e di strategie, barriere costruite sulla profonda paura di venire feriti. Queste mura sono ulteriormente fortificate da ogni genere di emozioni: rabbia, desiderio, indifferenza, gelosia ed invidia, arroganza ed orgoglio. Ma, per fortuna, il luogo tenero è come una fenditura nelle mura che erigiamo. Con la pratica impariamo a cogliere i momenti di vulnerabilità, l'amore, la gratitudine, la solitudine, l'imbarazzo, il senso di inadeguatezza, per risvegliare Bodhicitta.

Un'analogia di Bodhicitta è l'asprezza del cuore a pezzi che fa nascere ansia e panico, talvolta rabbia, risentimento e biasimo, ma sotto la durezza di quest'armatura c'è la tenerezza di una genuina tristezza. Questa può insegnarci l'umiltà quando siamo arroganti ed ammorbidirci quando non siamo gentili; ci risveglia quando preferiamo dormire e trapassa la nostra indifferenza. Questo continuo male al cuore è una benedizione che, se accettata totalmente, può esser condivisa con tutti.
Il Buddha disse che non siamo mai separati dall'illuminazione: è un'affermazione rivoluzionaria! L'apertura ed il calore di Bodhicitta è la nostra vera natura e condizione. Anche quando la nostra nevrosi sembra predominare sulla nostra saggezza, anche quando ci sentiamo al massimo della confusione e disperazione, Bodhicitta, come il cielo APERTO E' SEMPRE PRESENTE ANCHE SE LE NUVOLE LO COPRONO TEMPORANEAMENTE...
Bodhicitta esiste a due livelli; INCONDIZIONATO: esperienza immediata, fresca, libera da concetti e dalle nostre abituali convinzioni; RELATIVO: capacità di tenere cuore e mente aperti alla sofferenza.
Chi si addentra nel risvegliare i due livelli di Bodhicitta è un guerriero che non uccide e non fa del male, ma un guerriero di non violenza che ascolta le urla del mondo. Sono uomini e donne che si addestrano ad entrare nel fuoco. Ci sono molti esempi di maestri guerrieri che hanno dedicato la loro vita ad aiutare gli altri a recidere la reattività personale e l'autoinganno. Molte persone ordinarie spendono la loro vita ad imparare ad aprire il cuore e la mente per aiutare gli altri a fare altrettanto. Anche noi possiamo imparare a relazionarci con noi stessi e con il mondo come guerrieri.


...I nostri strumenti sono le pratiche di meditazione, della gentilezza amorevole, della compassione, della gioia e dell'equanimità. Ritroveremo la tenerezza nel dolore, nella durezza della rabbia e nel tremore della paura, nella solitudine e nella gentilezza.
Molti preferiscono pratiche che non causano disagio, ma nello stesso tempo vogliono essere guariti; l'addestramento di Bodhicitta non funziona così. Un guerriero accetta che non si può mai sapere cosa accadrà: ciò fa parte dell'avventura ed è anche ciò che ci spaventa.
La domanda centrale dell'addestramento di un guerriero non riguarda come evitare incertezza e paura, ma come relazionarsi al disagio; come osserviamo le difficoltà, le nostre emozioni, gli incontri imprevedibili di una giornata ordinaria.
Troppo spesso ci relazioniamo come pavidi uccellini che non osano lasciare il nido, nessuno ci nutre, ci protegge, ci tiene al caldo. Potremmo farci il più grande dei favori uscendone, finalmente! ci vuole coraggio è ovvio. Ma chiediamoci: " preferisco crescere relazionandomi direttamente con la vita o scelgo di vivere e di morire nella paura?"...
Come l'alchimia trasforma il metallo in oro, se glielo permettiamo, Bodhicitta può trasformare ogni attività, parola o pensiero in veicolo per risvegliare la compassione.

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