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Cenni storici sullo yoga

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CENNI STORICI SULLO YOGA

Lo yoga è una vasta e antica disciplina attribuita alla cultura dell’India vedica, anche se analoghe tecniche sono state rinvenute nell’antico Egitto, presso i popoli medio-orientali e in Cina. Anche il lamaesimo tibetano, la più complessa tradizione di Buddhismo Mahayana, ha incorporato un sofisticato sistema attraverso il Tantra, assimilandolo alla cultura indiana e sviluppandolo secondo proprie tendenze.

A fronte di una tradizione millenaria, trasmessa oralmente da maestro a discepolo, Patanjali fu il primo in India che codificò il sistema dell’arte e della scienza dello yoga. Nello “Yoga Sutra”, testo compilato tra il 400 e il 200 AC, egli descrive minuziosamente ogni passaggio del percorso di trasformazione di sé, che conduce l’individuo, attraverso una esperienza realizzativa, verso il divino. Il percorso da lui esposto è una mappa dettagliata per il praticante al quale vengono descritte le mete progressive da realizzare, così come anche gli ostacoli ed i pericoli insiti nel cammino.

Secondo l’esperienza dello yoga esistono differenti aspetti del divino ed anche gradi di percezione e di realizzazione di esso. La cultura indiana rifiuta il dogma e contempla la pluralità, riconoscendo l’esistenza di diversi modi di arrivare a Dio e differenti espressioni di fede. Ogni uomo deve arrivare alla comprensione della propria natura ed esprimersi conseguentemente nell’azione. Ciò porta lo yoga ad individuare diverse vie di realizzazione che contengono tuttavia un’unità intrinseca, si adeguano alle diverse qualità o gradi di consapevolezza delle individualità al lavoro e che non si escludono a vicenda ma possono al contrario confluire l’una nell’altra, e tutte in una, come gli affluenti di un grande fiume che scorre verso il mare.

Possiamo così distinguere diverse sfaccettature di un’unica grande gemma: l’Hata Yoga , il Raja Yoga, lo Inana Yoga, il Bhakti Yoga, il Kundalini Yoga, il Laya Yoga ed altri ancora,tutti strumenti specifici e formidabili , da considerarsi come mezzi sofisticati per raggiungere quell’unità con il divino che è il vero fine ultimo dello yoga.

In Occidente la diffusione dello yoga iniziò all’epoca del colonialismo inglese in India, a cavallo tra una nascente antropologia culturale e un gusto per il “fenomeno da baraccone”. Tra i primi approfondimenti che hanno destato un interesse più serio troviamo il resoconto del viaggio in Tibet dell’esploratrice francese Alexandra David Neel, con il celebre testo “Mistici e Maghi del Tibet”.
Tuttavia , al grande pubblico, lo yoga rimase qualcosa di sconosciuto sino al 1946 anno in cui fu pubblicato il famoso libro di uno yogi indiano, Paramahansa Yogananda, “Autobiografia di uno yogi”, che a partire dagli anni cinquanta fece il giro del mondo. Il testo ebbe il pregio di condurre lo yoga al di fuori di un’aura di mistero, interessando diverse migliaia di persone e rendendo più credibili molte strane storie ascoltate nei precedenti decenni dalla bocca di avventurieri e studiosi, che avevano percorso le vie dell’Oriente quando ancora non se ne sapeva quasi nulla.
Da quel momento molti altri testi indiani, già da tempo tradotti dal sanscrito all’inglese, furono pubblicati in tutte le lingue e la filosofia metafisica dello Yoga indo-tibetano divenne oggetto di discussione e studio nei salotti colti del mondo occidentale.
Un posto di rilievo spetta inoltre al filosofo e pensatore indiano Sri Aurobindo. Nato a Calcutta nel 1872, egli condusse i suoi studi in Inghilterra laureandosi all’Università di Cambridge.

Tornato in India, Aurobindo si impegnò prima in politica essendo uno dei protagonisti del movimento di indipendenza indiana, per dedicarsi poi allo studio dei grandi testi del pensiero e della letteratura indiani e vivere una vita di ascesi spirituale giungendo così ad attuare una riforma dello yoga tradizionale. La sua esperienza lo ha portato a comporre “Sintesi dello Yoga”, una grandiosa visione di insieme che coglie l’essenza universale di tutte le scuole e gli insegnamenti yoga indiani.

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